Non capivo.
Poi ho incrociato un auto blu con la striscia laterale rossa, e il carabiniere che la guidava stava parlando al cellulare.
Allora ho capito tutto.






Questo post potrebbe intitolarsi “le peggiori città mai viste da imnotfam”, ma dato che sono originale, si intitolerà semplicemente “quarantasette”.
Lo spunto nasce da una conversazione su msn. Dialogo protrattosi per una manciata di minuti, ma non sarei io se non fossi in grado di sviscerare da poche chiacchere un post tanto lungo quanto inutile.
L' argomento era: “se tu fossi me [cioè io fossi lui, l' interlocutore insomma.], dove andresti a vivere tra Lucca, Firenze, Siena?”
La risposta, certo, non frega nessuno, tantomeno il mio interlocutore che aveva solo voglia di sfogarsi un po', non di ricevere uno dei miei tanto temuti monologhi.
Va ora in onda l' elenco delle cinque città più brutte in cui sia mai stato, per poco o tanto tempo, tanto alcune erano talmente brutte che 5 minuti erano già...5 minuti di troppo.
5) ROVIGO.
Rovigo non è brutta, è inutile, il che è lievemente differente.
Non è molto lontana da dove vivo io, ma le assurde strade che dovrei percorrere per andare in quella città, già spiegano il motivo per cui io ci sia stato solo una volta, per di più in un assurdo venerdi sera in cui da fare non c' era nulla.
La cosa particolare di Rovigo è che non è diversa da uno dei tanti medi paesi della bassa padana, tipo quello in cui io vivo, solo che tutto è un po' più grande.
Il classico medio paese della bassa padana è, per chi non fosse solito trascorrerci la propria vita, abbastanza classificabile in:
- piccole case a due piani
- piccole bifamigliari
- piccoli condomini a tre piani.
- piccole strade facilmente percorribili e razionalmente pensate, con piccole buche nel percorso e piccole imperfezioni ai bordi.
Rovigo è semplicemente una città in cui le piccole case a due piani hanno una stanza in più, le piccole bifamigliari non sono altro che piccole trifamigliari, e i piccoli condomini a 3 piani hanno, ovviamente, un piano in più.
Le strade, a Rovigo, sono leggermente più grandi, ma non a due corsie, nono, sempre strade a una corsia ma, nel mezzo, c' è un metro di asfalto in più di una strada normale. Il che non le rende più facilmente percorribili ma solo più pericolose, dato che quel mezzo metro giustifica sorpassi stile “tanto quello dall' altra parte ha lo spazio per scansarsi”.
Non ho in effetti misurato se le piccole buche di Rovigo siano leggermente più grandi delle buche normali.
4) CALAIS.
Calais è certamente la città più brutta in assoluto, solo che un episodio l' ha resa particolarmente simpatica al sottoscritto.
A Calais è tutto brutto, già il fatto che sia l' estremo sud dell' Eurotunnel [quello è bello] ti fa capire che i progettisti, pur di non lavorare all' aria aperta a Calais, preferirebbero sotterrarsi.
A Calais, peraltro, ho visto anche il più brutto campeggio della mia vita [in genere, i campeggi municipali francesi sono l' eccellenza e non costano praticamente niente]. Sporco, senza una pianta, pieno di cani randagi e a 10 metri dal porto di Calais.
Che se fosse un piccolo porto la cosa passerebbe in secondo piano, ma essendo il porto di Calais il maggior terminale francese sulla Manica beh, si può capire che ogni 2 minuti arrivano in Francia decine di portacontainer che, forse per festeggiare la granduer francese, appena sono in dirittura di costa sottolineano il loro arrivo con terribili strombazzate a 140db.
Ovviamente, a tutte le ore del giorno. E della notte.
L' episodio che mi ha reso Calais quasi simpatica è avvenuta al nostro arrivo.
Entriamo nel campeggio più o meno alle dieci di sera, e io sono a montare, da solo, la tenda in una minuscola piazzola.
Da solo perchè, la mia ragazza di allora, che nei giorni precedenti si era distinta per ottime abilità di montatrice di tende, in quel momento era impegnata, in auto, a rollare una canna. [nevvero, fa figo scrivere che io montavo la tenda mentre lei faceva una canna, in realtà era ammutinata in auto causa litigio pesante; il classico litigio di imnotfam stile “come-da-una-boiata-ti-creo-un-litigio-infinito"] e quindi era intenta a mettere in mostra il suo muso lungo quanto la Somalia.
Ero intento a sitemare i picchetti della tenda quando, verso di me, arriva un gruppo di tre ragazzi, di cui uno era biondo, gli altri ancora più grossi.
L' aria era decisamente minacciosa, le birre che tenevano in mano ancora me le ricordo e le loro maglie, tutte uguali e chiaramente di una qualche cavolo di squadra di qualche sport, mi hanno fatto ricordare solo in quel momento che io stavo indossando la mia magliettina degli ultras del Mantova.
Si avvicinano, io guardo loro, loro guardano me, confabulano qualcosa tra loro in una lingua a me sconosciuta [inglese] e poi, sempre in inglese, il più grosso [grazie] si rivolge a me:
“... mantòva.... italian....serie b...?”
[i puntini di sospensione sono dovuti, appunto, alla mia scarsa dimestichezza con quell' inutile (?) lingua.]
“yes” [...oh cazzo!]
Dopo quell' istante durato un secolo, in cui io ho cominciato a pensare che comunque il sistema sanitario francese è ottimo; che a bordo, con il muso lungo come la Somalia, c' era pur sempre una studentessa di medicina e che li vicino c' era pur sempre l' inghilterra [insomma, la regina avrà pure dei buoni ospedali no?], il tizio più grosso con uno slancio da tasso alcolico alto, si sfila la maglietta e me la porge.
[eh?]
Al che, io mi tolgo la mia maglietta, gli prendo la sua, gli passo la mia.
E mentre intonava cori che, boh, il francese lo so anche meno dell' inglese, mi ha abbracciato come un bambino.
Arrivato a casa, ho scoperto che la maglietta era del “Laval”, squadra della serie B francese.
Come questi tipi potessero conoscere Mantova, non lo so.
Del resto, il nome di quella squadra è stato di buon auspicio, considerando che in uno degli unici due lavaggi sbagliati di mia madre in 58 anni di vita, finì pure la maglietta del Laval, trasformatasi da Arancio-Nera in un dubbio Marrone chiaro-Marrone scuro.
Forza Laval!
3) Torino.
Torino è cosi brutta che sono quasi contento di dirlo. Del resto, se tre quarti delle celebri soap opere spazzatura degli ultimi anni le hanno girate li o nei dintorni, un motivo ci sarà.
Tutte le volte che vado a Torino mi sembra di tornare indietro di 30 anni, tanta è la sensazione di vecchio e noioso che si respira stando in quella città.
Vogliamo parlare dei posti celebri? Piazza San Carlo è anche carina, nulla di che eh, ma è talmente cara che in confronto piazza San Marco a Venezia è un negozio su ebay dove i cinesi ti vendono le scarpe della Nike. La mole antonelliana, per vederla, ci vuole un elicottero, tanto è ammassata in mezzo ad altri palazzi e, 300 giorni all' anno, non ci vedi la cima causa nebbia. Il Po .. il Po... il Po io lo conosco bene, dato che ci abito accanto. “il Po a Torino è ancora pulito.” Stronzate, il Po è pulito solo nei 15 centimetri di percorso partendo da quello sperduto posto sul Monviso dove nasce. A 20 centimetri dalla foce, dove Bossi raccolse l' ampolla di acqua padana tanto per intenderci, il Po è già sporco e puzzolente.
Non che Milano sia più bella, anzi, ma Milano sai che è brutta e non t' aspetti nulla. Torino pensi alla magia, alla prima capitale d' Italia e ti ritrovi una città che aspira con un po' di invidia ad essere Milano. Senza contare che, e qua anche i più incazzati per il mio pensiero saranno calmati, il presidente della seconda squadra di Torino è uno dei più cari amici di Berlusconi.
2) Bergamo bassa.
Bergamo bassa è talmente brutta che non ho nemmeno voglia di spiegarvi il perchè.
1) Oslo.
Oslo al primo posto.
Oddio, sono sincero, tra le cinque città che ho nominato, forse Oslo è la meno brutta.
Ma perchè, quindi, è al primo posto?
Perchè Oslo è un' assurda delusione.
Fare 2000 km per andare ad Oslo, attraversando tutta la lunghezza della Germania, traghettando dalla Danimarca, ha lo stesso senso che avrebbe se un norvegese venisse in Italia solo per andare a Macerata. [oh, che poi, magari Macerata è pure più bella].
Vedi Cophenaghen, vedi Stoccolma, e ti aspetti che Oslo sia altrettanto particolare e interessante, invece è solo una lingua di asfalto, ogni tanto interrotta da qualche piccolo squarcio di stile norvegese.
[Stile. La Norvegia è come andare in Valle d' Aosta e trovarci il mare. Bellissima, nulla da dire, ma quella è natura, non è stile.]
Al di fuori di quei piccoli squarci, sembra di essere in una qualsiasi città del nord.
La via più importante di Oslo, quella che conduce al palazzo del parlamento, per intenderci, sembra Corso Como. Solo un po' più lungo e senza l' Hollywood alla fine. Il palazzo parlamentare poi, è identico alla sede del comune del mio paese; solo un po' più grande, il che non è proprio un complimento.
L' unica zona che salvo è il porto, che però vero porto non è perchè se ti guardi in giro ti rendi conto che quella è solo una zona commerciale, pieno di uffici, uffici, uffici e ancora uffici.
E 4 barche. Di cui due per i turisti e qualche gommone.
Il suo essere brutta, insomma, deriva più dal fatto che la Norvegia è talmente bella che meriterebbe una capitale più particolare, non solo un razionale incrocio di strade dove il Museo della storia norvegese, è un edificio di 4 piani dove al primo piano si parla di Roma. Al secondo piano di Greci ed Egizi, al terzo di Roma, e al quarto di Roma più qualche accenno agli skraeling [gli eschimesi].
Sputerei in faccia ad uno che mi venisse a raccontare di essere stato una settimana ad Oslo e di non aver visto Bergen. [se andate in Norvegia, dovete assolutamente andare a Bergen, fidatevi].
Oslo è bella solo dall' alto. E al tramonto.

Per non parlare delle donne.
Pensi ai paesi scandinavi, e ti immagini un ammasso di tope bionde da sbavare tutto il tempo.
A parte che, e qui si parla soggettivamente [mentre tutto il resto del post è chiaramente oggettivo], gioco decisamente in trasferta in un regno di bionde, dato che tra una biondona e una mora bruttina sceglierei comunque la seconda.
Ma le norvegesi sono molto pericolose. Perchè sfido ogni essere maschile dotato di una scarica medio-alta di ormoni [tipo imnotfam], ad andare in Biondolandia e non sentirsi un pedofilo.
Le adolescenti scandinave rasentano la perfezione. Capelli lisci che.... poi corpi magri e snelli da... e infine pelli lisce e perfette su cui....
Secondo me le norvegesi subiscono una mutazione genetica il giorno in cui festeggiano il diciottesimo compleanno.
Quella sera, non so che succeda, sarà la birra, sarà la marjuana, saranno i pensieri comuni a quelli di qualsiasi altro diciottenne di tutto il mondo [tranne i giapponesi] che ti fanno immaginare il tuo diciottesimo compleanno come una devastazione di alcool e droghe leggere che necessariamente finiranno in un orgia di sesso con le tue compagne di classe. Ecco, forse alle norvegesi fa male questo pensiero, e quella sera, da principesse si trasformano in rospi coi capelli biondi.
I maschi norvegesi invece non seguono questa regola. Tutti biondi, tutti alti, tutti con gli addominali scolpiti, tutti bellissimi. Ma anche loro vivono un personale dramma.
Una sera nella brutta Oslo, si andava per pub a bere birra.
Conosciamo un gruppo di ragazze e ci buttiamo nel più classico dei gemmellaggi Italians-bionde.
Il sottoscritto, nel suo piccolo, si sofferma sopratutto su una di queste bionde, dal nome che non ricordo, dall' età che non ho chiesto [per ovvi motivi, ma comunque è un particolare irrilevante dato che non c ho combinato nulla].
La tal bionda, in un inglese perfetto [sigh.]. tra cose banali [e quelle le ho capite tutte] mi ha spiegato che le norvegesi non amano tanto il tipo biondo, ma piuttosto il maschio esotico, come gli italiani o gli spagnoli. Cioè sei un figo spettacolare, e le tue conterranee non ti cagano perchè preferiscono uno basso, magari con un po' di panzetta, ma di Arezzo. Che culo.
Nemo propheta in patria.
E poi, alla fine, Oslo è la capitale della Norvegia. Ok. La norvegia è in Europa. Ok. Lo sport europeo per eccellenza è il calcio. Ok. Qual' è la squadra di calcio di Oslo?
....Appunto.
Dedico questo post alla mia invidia per la capacità di scrivere di Chinaski77.
Anche se in privato è simpatico come una chiazza d' olio in mezzo ad una curva.